Siamo rimasti colpiti dal volume “Maker@scuola – Stampanti 3D nella scuola dell’infanzia” realizzato dopo tre anni di ricerca sull’impatto delle nuovi soluzioni hi-tech nella didattica per i più piccoli condotto da Indire. Il volume studia gli aspetti pedagogici e cognitivi dell’introduzione della stampa 3D come nuovo oggetto didattico, ma anche le questioni più strettamente pratiche e tecnologiche e i consigli per gli insegnanti.
Per questo abbiamo deciso di intervistare l’ingegner Lorenzo Logu, referente del progetto di ricerca “Maker@Scuola” che studia il fenomeno dei “maker” in relazione agli scenari e alle influenze che genera nel sistema scolastico italiano.

Indire (Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa) è il più antico ente di ricerca del Ministero dell’Istruzione, dal 1925 punto di riferimento per la ricerca educativa italiana. Oltre alla sede centrale di Firenze, ha altre tre sedi a Torino, Roma e Napoli e accompagna l’evoluzione del sistema scolastico italiano investendo in formazione e innovazione e sostenendo i processi di miglioramento della scuola. Sviluppa nuovi modelli didattici, sperimenta l’utilizzo delle nuove tecnologie nei percorsi formativi, promuove la ridefinizione del rapporto fra spazi e tempi dell’apprendimento e dell’insegnamento. Fa parte del Consorzio EUN – European Schoolnet, composto da 31 Ministeri dell’Educazione dei Paesi Europei, per promuovere l’innovazione nei processi educativi fuori dai confini nazionali favorendo contatti e scambi di informazioni ed esperienze fra scuole, studenti, aziende e istituzioni di tutti i paesi dell’Unione Europea.

Perchè avete scelto l’età pre-scolare per la vostra sperimentazione con la stampante 3D?

Abbiamo iniziato dalla Scuola dell’Infanzia perché era la sfida più entusiasmante. La stampante 3D in un Istituto Tecnico ci sembrava una soluzione naturale e poco “rivoluzionaria”. Metterla in un asilo è stato dirompente. I benefici ottenuti e descritti in vari articoli scientifici e in un libro uscito da poco sono molteplici e ben documentati. I punti cruciali su cui abbiano lavorato vanno dal miglioramento della percezione della consapevolezza del compito allo sviluppo del pensiero logico, dal miglioramento delle capacità di previsione, astrazione, lateralizzazione, verbalizzazione delle strategie individuate allo sviluppo delle competenze metacognitive.

I feedback sono ottimi perché gli insegnanti si sento coinvolte in qualcosa di profondamente innovativo dove loro sono parte del cambiamento, partecipano attivamente co-progettando con noi ricercatori i compiti da svolgere in classe e ci aiutano a definire gli obiettivi da analizzare. Il progetto è partito con otto scuole dell’Infanzia e adesso coinvolge più di cento scuole (tra Infanzia e Primaria) distribuite sul territorio nazionale. L’obiettivo è mettere a sistema le buone pratiche in modo che possano essere adottate da un sempre maggior numero di scuole.

Scuole – Maker – Aziende: come trasformare gli studenti di oggi in innovatori di domani?

Noi suggeriamo l’applicazione di un metodo. Si chiama Think-Make-Improve dove l’errore è un’occasione per migliorarsi. E’ un ciclo di debug che si può applicare a ogni compito, non solo al coding. Se gli studenti riusciranno a percepire il clima che si respira di un maker-space dove la conoscenza è condivisa, dove copiare non è un reato, dove sbagliare significa capire e ripartire in modo migliore allora forse gli avremo dato gli strumenti per affrontare il modo del lavoro di domani. Inutile insegnare loro un lavoro che tra 15 anni non esisterà; molto meglio dar loro gli strumenti per comprendere e adeguarsi al cambiamento. Ogni iniziativa, come OpenMaker, che è in grado di sostenere la cultura Maker è positiva perché, per la mia esperienza, in questo modo risiede un set di competenze e di valori etici spendibili ovunque, in qualsiasi contesto di vita.

Con l’occasione segnalo un’altra iniziativa all’interno del progetto Maker@Scuola che si terrà alle 11.00 di domani martedì 12 dicembre nella sede Indire di Firenze: la Lectio Magistralis di Paulo Blinkstein della Stanford Graduate School of Education su “L’innovazione della didattica laboratoriale e la trasformazione dell’apprendimento a scuola: l’influenza del movimento Maker“. Paulo è tra i pionieri del movimento Maker nelle scuole e ha costruito laboratori avanzati di Digital Fabrication (FabLab) conducendo ricerche nelle scuole secondarie di tutto il mondo per dimostrare che i ragazzi riescono a mettere in pratica la  loro creatività sviluppando competenze sociali utili ad affermarsi nella società e nel mondo del lavoro quali il problem solving, l’autonomia e lo spirito d’iniziativa.