Jacopo Tamanti e l’innovazione secondo ANT

Jacopo Tamanti e l’innovazione secondo ANT

Storie

Per la ricerca di idee innovative che possano alleviare le sofferenze dei malati di tumore rendendo più serena la loro vita (e più semplice quella dei loro familiari) vi abbiamo già segnalato la call Sprint4ideas promossa dalla Fondazione ANT. Tempo sino al 30 giugno per candidare il proprio progetto che potrà ottenere 50.000€. Per saperne di più, abbiamo intervistato  Jacopo Tamanti della direzione sanitaria di Fondazione ANT.

La call Sprint4ideas promossa da ANT – ci spiega il dott. Tamanti – nasce quest’anno dall’attività del dipartimento di Ricerca e Progetti Speciali ANT. Ricordiamo che i malati di tumore in Italia sono, purtroppo, tantissimi: i numeri ci dicono che una persona su venti ha avuto in prima persona o è stata accanto a un familiare che ha avuto un tumore. Mentre cercavamo nuove soluzioni per alleviare le sofferenze dei malati di tumore, ci siamo imbattuti nel mondo dell’innovazione italiano e, in particolare, in una soluzione di realtà virtuale che, inizialmente, credevamo molto lontana dalle nostre esigenze e poco utile per la nostra Fondazione. Invece, ripensandoci, abbiamo capito che non era così e abbiamo portato avanti il progetto di ricerca Look of Life insieme a HIT – Human Inspired Tecnology Research Centre dell’Università di Padova col partner multimediale Deve VR e all’associazione culturale Menomale, diventando leader nella sperimentazione. L’ obiettivo in questo caso era quello di ridurre l’impatto negativo che l’isolamento socio-sensoriale può avere sui malati di tumore migliorandone la qualità della vita.

L’immersione a 360° in alcuni video sensoriali selezionati tra quelli presenti in rete e altri realizzati ad hoc da ANT seguendo gli interessi dei pazienti  – spiega ancora – hanno avuto il merito di regalare un momento rilassante, risvegliare l’attenzione e il piacere della scoperta attraverso emozioni come meraviglia, gioia e stupore che spesso la malattia rischia di allontanare dalla quotidianità del malato e dei suoi familiari. I video realizzati da ANT spaziano tra musica e arte, natura e spiritualità: dal concerto del premio Oscar Nicola Piovani, al percorso paesaggistico e artistico di Arte Sella fino all’esplosione di colori e natura del Parco di Sigurtà. Rispondendo a una precisa richiesta dei pazienti, è stato anche possibile realizzare un video immersivo esclusivo durante la Santa Messa che Papa Francesco ha tenuto allo Stadio Dall’Ara di Bologna il 1° ottobre 2017 in occasione della visita pastorale. I risultati sono incoraggianti in termini di diminuzione del dolore percepito, stanchezza e ansia con un aumento del senso di benessere percepito.

Ecco perchè come Fondazione ANT abbiamo deciso di attivare il bando Sprint4ideas: per cercare soluzioni innovative da ambiti diversi da quelli dei consueti fornitori a cui ci rivolgiamo in modo da immaginare mondi nuovi da mettere a disposizione dei malati di tumore. E siamo certi che la vera innovazione arriverà da soluzioni di cui non pensavamo ci fosse la necessità, dall’uso di nuove tecnologie già note alle soluzioni – in fase di validazione – ideate da startup innovative italiane che con 50.000€ potranno compiere un primo passo per concretizzare e consolidare la propria idea. Più che un’aspettativa, la possibilità di aiutare una startup italiana è un piccolo sogno, perchè crediamo fortemente nella spinta propulsiva dell’innovazione nel panorama imprenditoriale italiano e ci piacerebbe potervi contribuire in prima persona. Andando in giro come ANT, infatti, ci siamo resi conto che ci sono tante importanti iniziative legate alla ricerca e all’innovazione che saremmo entusiasti di far conoscere e utilizzare sul mercato.

Maker e Innovatori, candidate subito il vostro progetto a Sprint4ideas pubblicato anche sulla nostra piattaforma: http://explorer.openmaker.eu/

Edison giocattoli punta all’innovazione

Edison giocattoli punta all’innovazione

Storie

Una storia nata all’interno del progetto OpenMaker dall’incontro e dal dialogo tra un’azienda manifatturiera leader del territorio toscano con un team di maker da sempre attenti all’impatto sociale delle proprie sperimentazioni. Una sfida intrapresa da parte di Edison Giocattoli per creare dei giocattoli innovativi rivolti a un target diverso con il supporto di PaLEoS (Projects and Learning Experiences of Science), società che opera nel campo dell’educazione scientifica e tecnologica. La connessione è nata grazie a CGIL Toscana che sta realizzando un importante lavoro di riflessione e di azione sui temi del Lavoro 4.0 e dell’attualità delle politiche industriali. E dall’incontro ha preso forma il progetto H.B.R.T. (How to Be a Robot Trainer) che ha vinto uno dei finanziamenti previsti dal bando OpenMaker che sarà utilizzato per la prototipazione di questo innovativo giocattolo.

L’azienda Edison Giocattoli

Edison Giocattoli è una società leader mondiale nella produzione e vendita di armi giocattolo con capsule e fucili giocattolo, giochi con bersaglio e modelli in miniatura dai marchi famosi per tutti i bambini che, fino agli anni ’90, sono stati ispirati dal genere Western. Fondata nel 1958 da Giampiero Ferri a Barberino di Mugello, Edison Giocattoli è, in tutto il mondo, sinonimo non solo di qualità, ma anche e soprattutto di sicurezza con i suoi giocattoli, armi e munizioni prodotte interamente in Italia e conformi alle tutte le Direttive della Comunità Europea. Presente da 50 anni sul medesimo mercato, Edison ha raccolto la sfida lanciata da OpenMaker accogliendo la passione mostrata dal team di PaLEoS che ha portato una ventata di novità all’interno dell’azienda. Il Direttore di Stabilimento cerca insieme a PaLEoS le soluzioni tecniche migliori per poter industrializzare il prototipo una volta terminata la fase di sperimentazione. Perchè il nuovo robot apre l’azienda a un nuovo segmento di giocattoli, quelli educativi, e a un nuovo target, quello femminile, oltre che maschile, di bambini di età all’incirca di scuola primaria.

I Maker di PaLEoS

Della società PaLEoS fanno parte i soci Nicola Madeddu, Ubaldo Betocchi e Daniele D’Arrigo, che hanno sviluppato il progetto FABsussidiario, soluzione integrata (libri e school kit) pensata per l’apprendimento facilitato di stampa e scansione 3D, coding e robotica creativa da parte degli insegnanti della scuola italiana. FABsussidiario è un vero e proprio Atelier Creativo che comprende una stampante 3D, tre diverse tipologie di kit didattici e un manuale pensato apposta per gli insegnanti, ricco di contenuti e organizzato in lezioni con precisi riferimenti al programma scolastico pensato per docenti e studenti delle scuole primaria e secondaria.

La collaborazione tra azienda tradizionale (Edison Giocattoli) e maker (PaLEoS) favorita da Alessandro Picchiotti di CGIL Toscana ha l’obiettivo di innovare la produzione tradizionale attraverso la tecnologia e grazie al coinvolgimento di un gruppo di maker (PaLEoS). Questo è fondamentale per poter mantenere la posizione di leadership nel settore del giocattolo in termini di profittabilità e ampliare i propri orizzonti di sviluppo futuro di un’azienda come Edison Giocattoli che ha deciso fermamente di rimanere in Italia, in Toscana con le divisioni di produzione e ricerca & sviluppo, pur tra tante difficoltà dovute alla minore burocrazia e ai costi ridotti di produzione di paesi extra-UE.

L’impatto atteso dal progetto OpenMaker

Per i nostri Maker di PaLEoS Nicola, Ubaldo e Daniele (qui la sua intervista) è importante il contatto con un’azienda produttrice per poter essere pronti a lanciare sul mercato con grandi volumi un gioco educativo pensato per il mercato consumer. Finora, infatti, PaLEoS funge più da fornitore di contenuti educativi in area S.T.E.M.  che sono poi trasformati in kit insieme a hardware provenienti da terze parti (tipo stampanti 3D, kit di elettronica per bambini, ecc.). Per Edison Giocattoli, invece, il progetto OpenMaker è fondamentale continuare ad innovare il mondo del giocattolo, esplorando una nuova area di business, contemporanea e innovativa. Questo progetto consentirà ad Edison Giocattoli di generare nuovi posti di lavoro, aggiornando le risorse umane di un’azienda tradizionale del territorio toscano.

Con questo spirito Edison Giocattoli e PaLEoS hanno partecipato alla call-for-ideas che vede, in maniera seria, un’industria produttiva di medie dimensioni collaborare con dei giovani esploratori delle nuove frontiere della formazione. Con un obiettivo, finalmente, comune!

Eleonora Trivellin e il Design dei Tessuti Sostenibili

Eleonora Trivellin e il Design dei Tessuti Sostenibili

Storie

Eleonora Trivellin, fiorentina, si è laureata in Architettura ed è dottore di ricerca in Disegno industriale, adesso impegnata nell’attuale DIDA Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze, insegnando nel corso di Disegno industriale. Le ricerche di Eleonora indagano in particolare il rapporto tra design e artigianato con specifica attenzione al settore tessile e l’interior design per la nautica e, in generale, per gli spazi in movimento. Ecco perchè è stata scelta come Reviewer del progetto vincitore del bando OpenMaker Circular Wool, presentato da Lottozero e RS Srl e che ha l’obiettivo di dare nuova vita – in forma di filato, tessuto o prodotto finito – agli scarti di lana toscana, oggi smaltiti come rifiuto dagli allevatori.

Il Laboratorio MD (Material Design) in cui è impegnata Eleonora Trivellin sposa in toto le tematiche della sostenibilità, sia ambientale che sociale, dei materiali (nel suo caso delle fibre tessili e dei tessuti), perchè siano riciclati o riciclabili.

E’ fondamentale che il Design sia visto come disciplina che plasma e definisce oggetti importanti nella nostra vita – afferma Eleonora – ma anche come regista di relazioni all’interno degli ambienti in cui viviamo. Per questo il Design non è solo prodotto o processo“. Incuriosita dalla mission e dallo spazio Impact Hub Firenze, Eleonora ha trovato in alcuni progetti, tra cui (ma non solo) il bando europeo OpenMaker, la possibilità di collaborare attivamente con LAMA. La finalità di questa collaborazione è anche quella di rendere Firenze un polo di creatività, facendo parlare tra loro alcuni dei principali stakeholder del territorio tra cui Università e aziende private, Comune e artigiani.

Eleonora Trivellin si occupa di Design nel tessile dalla progettazione insieme ad aziende del celebre distretto pratese ad artisti dell’Oltrarno fiorentino che realizzano le opere da lei pensate in tessuto. Mentre  intervistavamo Eleonora infatti, abbiamo notato la sciarpa che aveva annodata attorno al collo: si trattava di un esempio concreto del suo lavoro, in cui i diversi colori dei filati intrecciati (beige, marrone e rosso) sono stati ottenuti in modo al 100% naturale da piante e radici che, quindi, col passare del tempo sono destinati a mutare o sbiadire lentamente.

Il progetto Circular Wool è probabilmente quello più complesso tra i vincitori italiani di OpenMaker perchè i confini tra Maker e Azienda sono più sfumati e manca, tra i partner, l’azienda produttrice dell’oggetto finito della fase di progettazione, che potrebbe essere un tessuto commercializzabile oppure un vero e proprio prodotto finito. Una delle difficoltà nel settore del tessile è proprio la difficoltà di conferire un’identità a un semilavorato come il tessuto che ha quindi bisogno di una terza entità per determinarla: ovvero, l’azienda che realizzerà il prodotto finito. Unica eccezione il caso in cui il progettista tessile è all’interno dell’azienda che realizza il prodotto finito (o è la stessa persona). Ecco perchè per Circular Wool potrebbe essere necessario arrivare a creare prototipi di prodotto finito per arrivare a una comunicazione più efficace delle caratteristiche innovative del tessuto.

Circular Wool al momento si sta ponendo molti quesiti legati anche alla composizione del filato da ottenere, dati i buoni risultati ottenuti da alcuni test che mescolano la lana di produzione locale a fibre artificiali. I risultati devono essere allineati a quali e quanti degli obiettivi che il progetto Circular Wool intende ottenere. Se si tratta di obiettivi legati al recupero delle lane toscane con riduzione dell’impatto ambientale in ottica di economia circolare, il risultato potrebbe essere soddisfacente. Nella fase di ricerca e progettazione si tenterà comunque di ottenere risultati ancora più sfidanti, sia in termini di prodotto che di comunicazione del progetto.

La parola chiave del lavoro di Eleonora Trivellin è #sfida: che significa non fermarsi alla soluzione più semplice ma cercare di porre il paletto al di là.  A noi di OpenMaker piacciono i progetti ambiziosi come Circular Wool e siamo curiosi di scoprire dove arriverà la fase di prototipazione prevista all’interno del progetto.

Gianni Campatelli e l’evoluzione dell’industria

Gianni Campatelli e l’evoluzione dell’industria

Storie

Gianni Campatelli è Professore di Ingegneria Meccanica all’Università di Firenze, all’interno del Dipartimento di Ingegneria Industriale ed è responsabile del Manufacturing Technology Research Laboratory (MTRL). Gianni è entrato in contatto con LAMA a un evento in cui era relatore ed è stato poi coinvolto nel progetto europeo OpenMaker per la sua capacità nella divulgazione delle tematiche dell’Industria 4.0, vista come un percorso di digitalizzazione delle infrastrutture delle aziende manifatturiere. Per questo è stato designato Reviewer di DCM Digital Crystal Manufacturing, progetto esattamente nelle sue corde perchè rappresenta l’essenza di quello che studia, ricerca e insegna: l’innovazione e il miglioramento dei processi produttivi, declinati in una realtà concreta del territorio quale la Cristalleria Nuova Cev. La sua è una passione su ‘come si fanno le cose’ e innestandosi in un progetto ben impostato come DCM, con un Business Model concreto e obiettivi chiari, trova molto stimolante la possibilità di dare il suo apporto a FabLab Contea per portare innovazione all’azienda artigianata Cristalleria Nuova Cev. Mentre è già evidente il mercato di riferimento del progetto (target e numeri), l’apporto di Gianni sarà legato alle tecnologie per cercare di anticipare possibili problematiche legate al materiale, il cristallo, che sarà usato dopo la fase di prototipazione con modelli in plastica, cera, acrilico. Come si comporterà questo materiale, resistente e fragile insieme, una volta passati in produzione?

Gianni Campatelli è fiero di lavorare in un ambito innovativo da tanto tempo, quando ancora il termine ‘Industria 4.0’ non era stato coniato ed è convinto che sia proprio l’Università il luogo in cui portare avanti tematiche visionarie che possano aiutare studenti e aziende ad anticipare il futuro. Nel caso specifico, il futuro della manifattura sarà basato sull’intelligenza distribuita, abilitata dalle tecnologie digitali applicate alla produzione con enormi implicazioni sul mondo del lavoro.  Uno dei numerosi progetti nazionali ed europei (FP7 e H2020) portati avanti dai team in cui è attivo Gianni negli ultimi anni, è l’Horizon2020 Facts4workers, il cui obiettivo è aumentare la soddisfazione degli operai rendendo le fabbriche un posto interessante in cui lavorare, tramite lo sviluppo di nuove skill connesse all’uso delle nuove tecnologie. Utilizzando strumenti sofisticati ma semplici da utilizzare, soprattutto per i lavoratori ultra-cinquantenni, l’operaio diventerà il coordinatore ‘pensante’ delle attività operative che avvengono in fabbrica che, in questo modo, perde l’aspetto meccanico di tante attività operative da svolgere senza soluzione di continuità. Un luogo stimolante pervaso da un clima migliore, in cui viene ridata nobilità al lavoro di operai che sono impegnati in attività a maggior valore aggiunto, con l’ausilio della digitalizzazione.

La parola di Gianni per il Dizionario dell’Innovazione OpenMaker è #Evoluzione, fenomeno inelluttabile a cui si può reagire in due modi: resistendo e soccombendo oppure cambiando e innovando. Tante aziende del territorio si sono rese conto che o si evolve o si muore. Per poter innovare, però, occorrono sia il coraggio che le capacità tecniche.

Il progetto Manifattura Milano raccontato da Annibale D’Elia

Il progetto Manifattura Milano raccontato da Annibale D’Elia

Storie

Annibale D’Elia è il Direttore Innovazione Economica e Sostegno all’Impresa del Comune di Milano, dopo aver diretto il programma della Regione Puglia per i giovani “Bollenti Spiriti” e fatto parte della task force del Ministero dello Sviluppo Economico sulle startup innovative. A Milano ha progettato il programma “Manifattura Milano” che ha l’obiettivo di rendere Milano un ecosistema abilitante per la nascita, l’insediamento e la crescita di imprese operanti nel campo della manifattura digitale e del nuovo artigianato. Dopo una lunga fase di studio e di coinvolgimento degli stakeholder più rilevanti di Milano e di altre città (tra cui New York, Detroit, Parigi, Amsterdam e Barcellona in cui sono stati realizzati alcuni interessanti esperimenti), il programma Manifattura Milano è stato lanciato ad aprile 2017. Ecco cosa ci ha raccontato Annibale sugli obiettivi e sulle modalità del programma, illustrandoci cosa accadrà sabato 17 a Milano nel Camp organizzato da Manifattura Milano.

Manifattura Milano è un modo per trasformare la produzione industriale riportandola dalle periferie all’interno delle città in modo diffuso grazie alle tecnologie proprie della Quarta Rivoluzione Industriale. Questo avrebbe tre benefici principali: aiutare lo sviluppo del lavoro creando nuova occupazione, rigenerare le periferie urban e promuovere l’inclusione e la coesione sociale. Gli obiettivi suddetti sono declinati in modo diverso a seconda dei luoghi e delle vocazioni presenti nei territori in cui si intende progettarlo, non ultima la forma stessa della città e del suo hinterland. A Milano è stato fondamentale far dialogare l’industria tradizionale con i nuovi artigiani, col beneficio di ottenere la ripresa del comparto manifatturiero dopo 20 anni di continuo declino. E si è puntato proprio sul contesto milanese caratterizzato dalla tradizione artigianale e storia industriale che l’hanno trasformata nella capitale mondiale del design, unita alla necessità di riqualificare le periferie. In più a Milano il 25% del fatturato cittadino è dato dal comparto manifatturiero e vi è la più alta concentrazione di startup del settore, nonchè 10 tra FabLab e Makerspace iscritti nell’elenco qualificato del Comune. Milano rappresenta un ecosistema favorevole alla nascita e sviluppo di operatori della nuova manifattura e dell’artigianato digitale. Il Comune di Milano grazie al programma Manifattura Milano si trasforma in piattaforma a disposizione ad attori di tre tipologie diverse, PMI, maker e startup, che abbiano voglia di condividere esperienze e risultati e si articola in sei aree di intervento: studi e ricerche, comunicazione, laboratori e servizi, spazi della città, sostegno agli investimenti ed educazione, formazione e lavoro.

Del programma Manifattura Milano fa parte il Camp organizzato sabato 17 marzo, a cui partecipa anche OpenMaker: una open call aperta a PMI, maker e startup con l’obiettivo di convidere i propri progetti e fare networking. Comunità e conoscenza generano stimoli indispensabili per innovare e ribaltano l’approccio culturale classico che punta a dare risposte mentre è invece la domanda di innovazione che dev’essere incentivata! Il Camp serve a far parlare tre loro soggetti che si percepiscono profondamente diversi tra loro e che, invece, avrebbero tanto da dirsi e da scoprire reciprocamente. L’obiettivo di sabato 17 marzo è ottenere centinaia di proposte che saranno presentate in più sale in parallelo per conoscersi e creare una comunità. Ne scaturirà l’interpretazione di Milano dell’Industria 4.0, quella già emersa nelle ricerche e negli studi di tanti esperti e professori (tra cui Stefano Micelli) che prevede un mix di insostituibile artigianalità abilitata dalla tecnologia. E’ insita nel Made in Italy la cultura del bello e del design e soltanto nelle città, in una città come Milano, è possibile far dialogare tra loro progettualità, artigianato, imprenditorialità e tecnologia. Qui sono presenti gomito a gomito produttore e consumatore, non nei capannoni industriali dell’hinterland. Solo qui sarà possibile incorporare il valore culturale delle cose nel processo produttivo, riqualificando gli edifici dismessi cittadini per trasformarli nella scena della nuova manifattura e in hub di circolazione della conoscenza e del saper fare. Ecco perchè le mie parole chiave per il dizionario dell’innovazione sono #comunità e #città unite a #manifattura.

Gianluca Faletti paladino dell’Open Source

Gianluca Faletti paladino dell’Open Source

Storie

Gianluca Faletti è da sempre appassionato di fare e costruire, ben prima dell’avvento del fenomeno Maker importato dagli USA. E’ sempre stata una persona che ha riparato e costruito di tutto in casa, dal mobile alla stampante 3D.
Gianluca è designer e grafico 3D e consulente per il multi media presso il Consorzio Top-ix, figlio di un architetto che, da bambino, lo portava con sé sui cantieri. Grazie a quel background tecnico acquisito da piccolo, all’universita’ studia Architettura e ha trasformato la sua passione nella sua professione! Appena il brevetto sulla stampa 3d FDM è scaduto, ha iniziato a progettare una stampante 3D Open Source sfruttando le sue competenze di progettista meccanico (è da 35 anni che lavora nel settore), sta progettando la sua prima macchina CNC. Prima di realizzare i prodotti, Gianluca costruisce gli strumenti!

Ci racconta che in Italia l’artigianato è sempre esistito, ed è tuttora riconosciuto in tutto il mondo, ben prima che gli USA trasformassero i Maker in un nuovo business model. Gianluca è circondato da amici e parenti che amano il fai-da-te e che lavorano in FabLab o nelle loro officine casalinghe. Gianluca ha l’approccio tipico dei Maker: è un ‘curioso’, più che uno ‘smanettone’ e ama risolvere da solo i problemi (per rimanere anglofoni, è un ‘problem solver’).

Il fenomeno della fabbricazione digitale e dei “Maker” ha, comunque, avuto un aspetto positivo: quello di dotare i Designer di strumenti economici per la prototipazione dei loro prodotti, creare una nicchia completamente nuova di mercato, relegata in precedenza solo a grandi aziende, e di rivalutare gli Artigiani che nell’ultimo trentennio erano stati trascurati. Basti pensare agli investimenti in startup che fino a pochi anni fa si rivolgevano in maggioranza a progetti digitali e tecnologici, ignorando le realtà manifatturiere e i piccoli artigiani. Oggi, per fortuna, le cose stanno cambiando.

Gianluca Faletti è stato designato Reviewer OpenMaker del progetto Tritino che ha già una linea ben precisa di progettazione e sviluppo, a cui il bando ha dato l’opportunità di un finanziamento a fondo perduto per velocizzare la messa in produzione. Felfil non nasce a caso all’interno del Dipartimento di Design del Politecnico di Torino in cui da decenni viene posto l’accento sull’economia circolare, il riciclo e, in definitiva, l’impatto sull’ambiente e sulla società dei progetti tecnologici sviluppati dai laureati e neo-laureati. In più Tritino, il trituratore di rifiuti plastici poi trasformati in filamento per stampa 3D con FelFil, ha dimostrato di essere in grado di attrarre finanziamenti dal basso (come dimostrano le campagne di crowdfunding attivate e concluse con successo) e ha già un suo mercato, tutti i possessori di FelFil a cui serviva un trituratore casalingo. Il ruolo di Gianluca è fondamentale: evidenziare tutti i possibili problemi tecnici per trovare soluzioni alternative a livello progettuale in modo da rendere più veloce e sicura messa in produzione di Tritino.

Gianluca ha contattato attraverso Openmaker la commissione europea per capire se è possibile dotare Tritino di licenza Creative Commons senza finalità commerciali in linea con la filosofia e le licenze creative commons adottate sin dall’inizio da Felfil.

La parola per il Dizionario dell’Innovazione di Gianluca Faletti è #condivisione perché da sempre è all’interno di community legate allo sviluppo del software e del design Open Source.